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Posts Tagged ‘JPL’

Marte: 735 hPa di pressione???

2 settembre 2012 Nessun commento

 

 

Come avevamo precedentemente mostrato nel documentario sulle nevicate verificatesi nel sito di atterraggio del lander del Viking 2, i dati della pressione atmosferica venivano espressi (giustamente) in millibar.

Tuttavia, nell’intestazione dei dati ufficiali NASA veniva specificato a chiare lettere che un millibar (per loro) equivaleva a 100 hPa, sollevando di conseguenza seri dubbi sui reali valori riguardanti la pressione atmosferica marziana.

Ebbene… Le immagini di oggi, relative alla misurazione della pressione atmosferica effettuata in Gale Crater da Curiosity, sembrerebbero avvalorare pesantemente questa tesi, indicando valori di pressione di 735 hPa durante il Sol 24 e di 742 hPa durante il Sol 25, come da schemi allegati!

In linea teorica dovremmo aspettarci prima o poi qualche tipo di giustificazione in virtù di presunti errori di trascrizione, difetti di funzionamento degli strumenti di Curiosity ecc…. Ma qui non si tratta più di semplici dati trascritti su fogli di testo digitalizzati, bensì di schemi – o disegni – prodotti in computer grafica i quali non si producono in una manciata di secondi…

Siamo molto…. curiosy di sapere cosa accadrà nei prossimi sol… Nel frattempo la nostra legittima domanda si sostanzia in questo:
Ma le cose stanno veramente così???

 

Articolo e video di Matteo Fagone e Marco De Marco

 

Per approfondire l’argomento:

Dati Meteorologici “in diretta” rilevati da Curiosity: http://cab.inta-csic.es/rems/marsweather.html

 

il documentario sulle nevicate verificates inel sito di Viking2
http://www.youtube.com/watch?v=JWaFzzBs5ro

 

Considerazioni tecniche su pressione, densità e punto triplo su Marte
http://www.pianetamarte.net/punto_triplo.htm

 

Approfondimento in merito alla presenza di acqua liquida su Marte
http://www.pianetamarte.net/acqua_liquida_approfondimento.htm

 

Marte: acqua o CO2?
http://www.pianetamarte.net/acqua_o_co2.htm

 

Pianeta Marte.net di Matteo Fagone: http://www.pianetamarte.net/

 

Amsterdam Astronomical News di Marco De Marco: http://www.facebook.com/pages/Amsterdam-Astronomical-News/141897832520661

 

Il Cratere Gale

10 agosto 2012 Nessun commento

 

La prima immagine raccolta dal rover Curiosity scattata la mattina del 6 agosto dalla telecamera grandangolare stereo (camera di sinistra). L’obbiettivo è ancora protetto da una copertura trasparente antipolvere che verrà rimossa in seguito.

 

Nell’ambito della missione esplorativa Mars Science Laboratory (MSL), la sonda Curiosity è atterrata all’interno del cratere Gale, un cratere di circa 150 km di diametro posto approssimativamente 5,5 o sotto l’Equatore, il quale presenta molti punti d’interesse. Questa missione dovrebbe essere di fondamentale importanza per la ricerca delle passate condizioni climatiche di Marte nonché per la ricerca dell’eventuale presenza di tracce biologiche. Visto che già la NASA si prodigherà nel diffondere informazioni relative alla missione stessa, ho deciso di colmare un vuoto che di solito si lascia in questi casi, cioè una dettagliata descrizione del luogo dell’atterraggio.

 

Curiosity è atterrata regolarmente all’interno della zona prevista a 4° 35′ 22″ latitudine Sud e 137° 26′ 30″ longitudine Est, 4446 metri sotto il livello medio marziano.

Per entrare bene nei dettagli dell’esplorazione che compirà Curiosity è importante stabilire cosa già sappiamo o cosa ci possiamo aspettare, in questo caso, nel cratere Gale. Già per altre missioni esplorative della NASA, ho percepito una mancanza di informazioni tecniche riguardanti il sito esplorato. In questo modo per un eventuale lettore diventa più difficile capire l’importanza di alcuni rilevamenti, laddove invece alcune informazioni desterebbero facilmente perplessità. Abbiamo già visto in precedenza come siano state spacciate nevicate d’acqua per nevicate di CO2, o come le temperature rilevate dal Pathfinder all’Equatore siano praticamente identiche alle temperature rilevate dalla Phoenix all’interno del circolo polare nord, senza che nessuno abbia mai sollevato il minimo dubbio.

Questa volta vorrei evitare tutto ciò raccogliendo più informazioni possibili prima dell’atterraggio stesso in modo da facilitare, per chiunque ne abbia voglia, l’apprezzamento dei risultati che arriveranno. Sono anche convinto del fatto che questa volta la NASA sarà quasi ‘obbligata’ a lasciare trapelare informazioni che in altri tempi non si sarebbero mai sognati di divulgare! Essendo abbastanza certo di questo punto voglio provare a giocare d’anticipo, almeno sui punti che personalmente ritengo importanti. E` importante infatti una buona conoscenza climatica e geologica del luogo di atterraggio, almeno secondo ciò che è possibile reperire pubblicamente. Tutte le informazioni che citerò saranno rigorosamente tratte da fonti scientifiche autorevoli, accompagnate da commenti e calcoli aggiuntivi di riscontro.

Come accennavo prima, il cratere Gale si trova appeno sotto l’Equatore marziano per la precisione, il pico centrale si trova a -5,471o di latitudine e 137,966o Est di longitudine. La zona in cui è situato il cratere va da un’altitudine massima di 200 metri ad un’altitudine minima di -3000 metri praticamente in direzione nord. La parte interna del cratere è composto da un picco centrale che raggiunge la quota di 700 m mentre invece il fondo del cratere spazia da -1500 m fino a -4500 m, sempre in direzione nord. Questo ci dà un ‘idea delle proporzioni a della geometria del cratere stesso, tenendo presente che Curiosity è atterrato nello spazio compreso tra il picco centrale e il fondo del cratere in direzione Nord Nord-Ovest, praticamente nel punto più basso del fondo stesso, a -4446 m di altitudine.

 

Rappresentazione altimetrica a falsi colori della parte Nord del cratere Gale.

In queste condizioni Curiosity dovrebbe rilevare una pressione barometrica dell’atmosfera più alta di quella rilevata dalle sonde Viking che sono atterrate ad una quota rispettivamente di -1500 m e – 3000 m. Secondo le mappe di albedo fornite della NASA il valore medio rilevato è 0,193, con un minimo di 0,111 e un massimo di 0,278; il luogo previsto per l’atterraggio presenta un albedo medio di 0,171. E` importante conoscere questi valori, perché da questi valori è possibile calcolare la temperatura massima giornaliera, tenendo conto ovviamente dell’altezza massima dei raggi solari in relazione alla stagione marziana. Dall’inclinazione dei raggi, dalla distanza di Marte dal sole e dall’albedo è possibile quindi ricavare la temperatura usando la legge di Boltzmann.

 

Temperatura massima calcolata in base alla legge di Boltzmann a confronto con i rilevamenti TES dall’equatore a -10° di latitudine.

Applicando infatti questo principio alle condizioni del cratere Gale, abbiamo già le prime sorprese, in particolare se le si confronta con i dati forniti dal TES. Nel grafico di confronto tra i dati da me calcolati e i valori forniti dal TES per la latitudine 0o e -10o, si nota una certa discrepanza tra le temperature di quelle latitudini e i valori teorici, i quali potrebbero trovare una spiegazione solo accettando dei valori di albedo molto più alti di quelli reali. Dall’analisi completa dei dati delle temperature forniti del TES si evince che Marte dovrebbe avere una albedo medio di 0,44, laddove l’albedo visuale è di 0,15 e l’albedo geometrico è di circa 0,3. Sempre secondo i dati del TES l’albedo stesso varia in funzione della temperatura, comportamento questo alquanto curioso! Infatti la mappa di albedo fornita dalla NASA varia da un minimo di 0,08 fino ad un massimo di 0,32, mentre secondo i dati TES l’albedo varia fino ad un massimo di 0,84 per le regioni polari e fino a 0,56 nelle regioni equatoriali. L’unica spiegazione a questo fenomeno, prendendo ovviamente i dati TES come corretti, sarebbe la massiccia presenza di formazioni nuvolose specialmente nei momenti più freddi, in contrasto con le attività legate alle tempeste di sabbie che di solito si verificano nei momenti più caldi, fatto che di per sé esclude le tempeste di sabbie dalla spiegazione di questo fenomeno. Essendo però questo fatto non confermato, sarebbe più corretto dedurre la presenza di una percentuale di errore variabile nei dati TES, in particolare sulle temperature più basse, come appunto mostrato nel grafico suddetto.

Rifacendoci quindi ai dati TES ci aspetteremo delle variazioni di temperatura da un minimo di -16o, ad un massimo di +31oC. Invece, secondo i dati da me calcolati, tenendo conto dei diversi gradi di albedo mi aspetterei delle variazioni a partire da un minimo di -2oC fino ad un massimo di quasi 49oC, per quanto riguardo l’intero cratere. Invece, per quanto riguarda la zona specifica di atterraggio i valori varierebbero da un minimo di 8oC ad un massimo di 43oC, praticamente sempre sopra il punto di congelamento dell’acqua, almeno per quanto riguarda la temperatura massima giornaliera. Come si può inoltre notare la temperatura dovrebbe facilmente superare persino i 40oC. Altra cosa da tener presente è il momento in cui la sonda è atterrata all’interno del cratere Gale, il 6 agosto 2012, momento in cui Marte si troverà alla longitudine solare (Ls) 150,4 cioè poco prima dell’equinozio di primavera per l’emisfero sud. Sempre secondo il grafico in quel momento, le temperature dovrebbe raggiungere un massimo di 26oC con tendenza in salita. Ricordiamoci quindi che eventuali fenomeni legati alla presenza di acqua liquida, ci forniranno grosse informazioni sulla reale densità atmosferica marziana. Il cratere Gale infatti presenta anche una certa presenza d’acqua, con una percentuale che ci aggira tra i 6 e l’8% della massa del terreno, fatto comprovato anche della presenza di Gullies! Sarebbe quindi estremamente interessante poter osservare in diretta, proprio dalle telecamere di Curiosity queste fuoriuscite d’acqua dal sottosuolo, nonché il comportamento stesso dell’acqua una volta in superficie. Se infatti la temperatura del suolo dovesse superare i 40oC, allora dovremo spostare il limite inferiore per la densità atmosferica marziana, a non meno di 80 hPa! Non aspettiamoci certo che informazioni simili vengano sbandierate dai media, anche se ovviamente dovranno essere reperibili on line.

 

Combinando riprese infrarosse diurne e notturne, ho ottenuto questa mappa a falsi colori in cui il rosso rappresenta le aree che tendono a scaldarsi più velocemente durante il giorno, mentre il verde rappresenta le aree che tendono a conservare più calore durante la notte; tutto il resto è riprodotto in blu.

Un’altra riprova della presenza di acqua all’interno del cratere Gale, ci viene fornita dalle immagine termiche infrarosse scattate sia di giorno che di notte. L’analisi di queste due riprese ci fornisce infatti delle informazioni molto preziose sulla natura fisica del suolo. Ciò che appare più luminoso in una foto termica durante il giorno, è dato da tutto ciò che è in grado di assorbire velocemente l’energia termica solare cambiando rapidamente la propria temperatura. Vice versa ciò che rimane più luminoso in una foto termica notturna, è dato da tutto ciò che tende ad accumulare energia termica, disperdendola e assorbendola molto più lentamente del resto. Questo processo, altrimenti chiamato inerzia termica è anche un indicatore della densità di un corpo. Infatti un oggetto a bassa densità tende a riscaldarsi (o raffreddarsi) molto più velocemente di un oggetto con una densità più alta, che vice versa reagirà molto più lentamente ai cambi di temperatura.

Tutti più o meno sappiamo che vivere vicino a grosse masse d’acqua porta ad avere meno sbalzi di temperatura tanto verso il basso quanto verso l’alto, come per esempio sulle coste di oceani o mari. Confrontando quindi le due riprese infrarosse, diurna e notturna, possiamo costruire una mappa della distribuzione dell’inerzia termica del cratere Gale. Nella mappa mostrata, il rosso corrisponde alle zone più calde durante il giorno e quindi a bassa inerzia termica, il verde rappresenta le zone più calde di notte e quindi ad alta inerzia termica, tutto il resto è rappresentato in blu. Comparando questo tipo di analisi con altre zone di Marte è facile concludere che in molti casi il verde ci indica dei veri e propri depositi d’acqua, in quanto coincide con le zone di fuoriuscita di Gullies e le sottostanti zone di raccolta. Non può certamente essere considerata come una certezza della presenza di acqua, in quanto altri materiali potrebbero mimare lo stesso comportamento, ma è vero altresí che tutte le zone in cui si osserva la fuoriuscita d’acqua, nonché le zone di raccolta, appaiono sempre verdi in questo tipo di analisi.

Altro indizio a favore della presenza d’acqua e il rilevamento di minerali d’argilla di tipo sedimentario ed erosivo che si formano solo in presenza d’acqua. Sono la testimonianza dell’antica abbondanza d’acqua sulla superficie di Marte, ma probabilmente potrebbero anche derivare dal trasporto d’acqua che fuoriesce dal versante interno della cresta del cratere. Questa acqua potrebbe trasportare a valle i materiali erosi durante la discesa, ma ovviamente servono analisi dirette per capirne la natura, soprattutto se si vuole stimare l’età di questi sedimenti. Sarà altresí di grande interesse lo studio ravvicinato di questi sedimenti che potrebbero benissimo accorpare i residui fossili di eventuali forme di vita allora presenti.

Per quanto riguarda l’aspetto meteorologico è interessante tener presente che la data dell’atterraggio sul Marte può essere studiata usando come riferimento il video Mars Weather tenendo presente che il 6 agosto 2012 corrisponde allo stesso giorno del calendario marziano, ma ovviamente di uno o due anni precedenti, rapportandosi alle date del 1 novembre 2008 e del 19 settembre 2010, entrambe corrispondenti al 319o sol del anno marziano. Quello che si nota sul video suddetto è una circolazione prevalente da ovest verso est con corpi nuvolosi a volte provenienti dal vicino altopiano di Elysium, dove sono costantemente presenti grosse formazioni nuvolose probabilmente di origine orografica. Molto più spesso, i corpi nuvolosi provengono dal bacino di Hellas, costantemente invaso da nuvole che frequentemente si distaccano e si propagano anche in direzione del cratere Newton. Si notano anche alcune formazioni nuvolose associate a tempeste di sabbie, che però nel video appaiono più scure e virate verso l’arancione, contrariamente alle nubi d’acqua che appaiono chiaramente bianchicce o leggermente virate verso il blu.

 

L’ 01/11/2008 a 2:24, corrisponde al 319o sol del anno marziano, come per il 06/08/2012.

 

A questo proposito è molto interessante notare come le nubi che si osservano nel video citato arrivano ad oscurare completamente i dettagli sottostanti durante il loro passaggio, mentre alcune di esse hanno la tipica compattezza delle nubi terrestri, soprattutto quelle di natura orografica. Ma, com’è possibile una tale saturazione d’acqua quando ufficialmente se precipitassimo tutta l’acqua dell’atmosfera al suolo otterremo uno strato spesso circa 1/30 di millimetro?

Infatti, secondo i rilevamenti dei Viking e altre sonde il precipitato d’acqua su Marte non dovrebbe superare mai il decimo di millimetro. Ma una quantità così esigua d’acqua, per lo più disciolta in una colonna d’aria di 11 km, non dovrebbe avere nessuna rilevanza sulla trasparenza ottica dell’atmosfera, neanche se portata a saturazione. Eppure la rilevanza ottica c’è ed è ben visibile, e costituisce un altro punto di disaccordo con i dati ufficiali forniti. Per potersi aspettare un minimo di rilevanza ottica, le concentrazioni di vapore d’acqua o di cristalli di ghiaccio in generale, dovrebbero ammontare ad un precipitato di almeno un paio di millimetri, ma questo è possibile solo se consideriamo la temperatura media di Marte a non meno di -40oC. Infatti la concentrazione d’acqua nell’atmosfera dipende essenzialmente dalla temperatura, indipendentemente dalla pressione atmosferica in sé, la quale è determinante solo nello stabilire le fasi possibili. Normalmente si considera come temperatura media di Marte -63oC. A quella temperatura, in effetti la concentrazione di acqua non può superare la pressione parziale di 0,011 hPa ovvero un precipitato di 114 micron. Volendo mettere una pressione parziale di almeno 0,25 hPa sarebbe necessario avere una temperatura media di -37o invece dei -63oC attualmente dichiarati. Stranamente se applicassimo al modello termico di Marte un minimo di effetto serra, visto che la sua atmosfera è composta quasi prevalentemente da anidride carbonica, otterremo facilmente una temperatura media tra i -40 e i – 35oC; semplice coincidenza? Questo fatto ovviamente influirebbe di più sulle temperature minime notturne, ma a questo proposito i dati sono poco chiari. Per me, rimane evidente che la quantità ufficiale di acqua contenuta nell’atmosfera non rende assolutamente merito a i fenomeni osservati.

 

Images credits: NASA / JPL / Caltech / MSSS

A rischio l’incolumità di Curiosity

15 giugno 2012 1 commento

 

 

Partito il 26 novembre 2011, il Mars Science Laboratory atterrerà su Marte tra circa due mesi portando con se molte delle aspettative di un gran numero di appassionati di ogni parte del mondo. Aspettative?
Proprio così! Probabilmente, fra tutte, la più sentita è quella relativa ad una eventuale prossima comunicazione ufficiale e definitiva da parte della NASA la quale potrebbe suonare così: “E’ CONFERMATO! SU MARTE C’E’ LA VITA!”
E, se davvero tale annuncio dovesse finalmente risuonare, sarà un grande giorno.
Una notizia del genere accenderà sicuramente quella colossale miccia che farà esplodere gli animi di creazionisti ed evoluzionisti, di bigotti imbevuti di religione e miscredenti incalliti,oltre al fatto che la Comunità Scientifica Internazionale avrà un bel daffare per elargire spiegazioni comprensibili a tutti…

Eppure, qualcosa ci dice che tale giorno potrebbe essere funestato dall’ennesima beffa “made in Homo Sapiens”. Perchè? Perchè i campioni che preleverà Curiosity saranno contaminati con il teflon!
Secondo il JPL (Jet Propulsion Laboratory) di Pasadena, il perforatore che Curiosity impiegherà per prelevare campioni di suolo marziano, rilascerà una non ben precisata polvere di teflon che andrà a mischiarsi con i campioni stessi!
Questa notizia, che con tutta onestà lascia interdetti, la si apprende da un articolo apparso l’11 giugno 2012, nel quale si elogia la bravura del team della Mars Science Laboratory nel determinare precisamente il luogo di atterraggio, grazie alla geniale lungimiranza nell’aver previsto la possibilità di aggiornare il software della sonda fino all’ultimo momento! “NASA Mars Rover Team Aims For Landing Closer To Prime Science Site”.

 

Peccato che tra i vari aggiornamenti del software di bordo si sia dovuto anche tener conto della contaminazione dei campioni citata prima: “Other preparations include upgrades to the rover’s software and understanding effects of debris coming from the drill the rover will use to collect samples from rocks on Mars. Experiments at JPL indicate that Teflon from the drill could mix with the powdered samples. Testing will continue past landing with copies of the drill. The rover will deliver the samples to onboard instruments that can identify mineral and chemical ingredients.”

(TRADUZIONE IN ITALIANO - Altri preparativi includono un aggiornamento del software del rover e la comprensione degli effetti dei detriti provenienti dal trapano che il rover userà per raccogliere campioni di rocce su Marte. Gli esperimenti al JPL indicano che il Teflon del trapano potrebbe mescolarsi con i campioni polverizzati. I test continueranno anche dopo l’atterraggio con delle copie del trapano stesso. Il rover invierà i campioni agli strumenti a bordo della sonda, per identificare gli ingredienti chimici e minerali).

 

Ovviamente, dopo una dichiarazione così disarmante, l’articolo prosegue cercando di minimizzare il danno aggiungendo la beffa: “The material from the drill could complicate, but will not prevent analysis of carbon content in rocks by one of the rover’s 10 instruments. There are workarounds,” said John Grotzinger, the mission’s project scientist at the California Institute of Technology in Pasadena.”

(TRADUZIONE IN ITALIANO - ”Il materiale dal trapano potrebbe complicare, ma non impedire l’analisi del contenuto di carbonio nelle rocce da uno dei 10 strumenti del rover. Ci sono soluzioni alternative”, ha dichiarato John Grotzinger, scienziato progettista della missione presso il California Institute of Technology di Pasadena).

 

 

Per dovere di corretta divulgazione scientifica va ribadito in modo chiaro che il teflon o politetrafluoroetilene (PTFE) è il polimero del tetrafluoroetene ed è costituito da una catena di atomi di carbonio avvolta da atomi di fluoro.

 

Il teflon in polvere viene anche utilizzato in composizioni pirotecniche in qualità di comburente insieme a metalli in polvere quali alluminio e magnesio.  All’accensione, queste miscele formano fuliggine carboniosa nonchè il fluoruro del metallo corrispondente, rilasciando grandi quantità di calore. La pirolisi del teflon è rilevabile a 200° C (392° F) ed è accompagnata dalla produzione di gas di diversi fluorocarburi.

 

 

Se consideriamo che il gascromatografo a bordo di Curiosity scalderà i campioni marziani fino a circa 1000° C, non sarebbe da escludere che qualche genere di imprevisto potrebbe danneggiare lo strumento, visto che è provato che il suolo di Marte contiene sia alluminio che magnesio! Senza contare la fine di eventuali composti organici! Certo, sarà anche soltanto uno dei dieci strumenti di analisi, ma sicuramente uno tra i più importanti.

Eppure tutto questo ci ricorda qualcosa. Infatti, la ricerca di composti organici su Marte, complicata ulteriormente dalla presenza di perclorati, fu già dai tempi della missione Viking la scusa più gettonata per smontare i risultati positivi della ricerca di forme di vita (esperimento LR o Labeled Release).

 

Ed anche questa volta ecco magicamente arrivare di nuovo la possibilità di inficiare i risultati riguardanti eventuali composti organici. La domanda è fintroppo ovvia: semplice imperizia del progettista?
Se fosse veramente così probabilmente sarebbe da licenziare in tronco. Invece, siede tranquillo al suo posto rilasciando comunicati stampa rassicuranti in cui dichiara che il problema c’è, ma ne terranno conto!

 

Con tutta sincerità è alquanto difficile credere che ciò sia possibile, almeno per le analisi “a caldo”. Inoltre, almeno per quanto riguarda il fluoro ed il carbonio, ogni tentativo di misurazione sarà comunque affetto da grossi margini di incertezza, essendo praticamente impossibile determinare con la dovuta precisione la quantità di polvere di teflon prodotta dal trapano stesso contro una roccia sconosciuta.
Tutte le prove possibili qui a terra non saranno comunque mai effettuate contro una vera roccia marziana, ma solo con rocce simili e comunque di origine terrestre.

 

CONCLUDENDO - Tenendo conto della natura del terreno su cui lavorerà Curiosity, che sappiamo essere molto ricco di argilla, dobbiamo doppiamente augurarci che il problema della contaminazione venga evitato. Infatti, non solo vanificherebbe la ricerca dei composti organici ma potrebbe creare problemi per la stessa incolumità del rover.

Sappiamo che l’argilla è riccamente composta tanto da magnesio quanto da alluminio, oltre che silicio, ossigeno eccetera…

 

Questi minerali a contatto con la polvere di teflon e scaldati oltre i 350°C, si comporterebbero analogamente a i fuoci d’artificio generando una reazione esplosiva. Questo rischio è maggiore per gli strumenti tipo il gas-cromatografo dove il campione viene scaldato addirittura fino a 1000°C!

 

Come direbbero gli americani : “Curiosity killed the cat!”

 

Articolo originale di Marco De Marco e Matteo Fagone su PanetaMarte.net

Mercurio ha una luna! (…ma ancora per poco!)

3 aprile 2012 6 commenti

Caduceo, bastone o scettro del dio greco Hermes (divenuto Mercurio per i Romani) che lo esibiva come simbolo per dirimere le liti, questo è il nome proposto per la minuscola luna di Mercurio appena scoperta.

Caduceo, bastone o scettro del dio greco Hermes (divenuto Mercurio per i Romani) che lo esibiva come simbolo per dirimere le liti, questo è il nome proposto per la minuscola luna di Mercurio appena scoperta.

“Mooning Mercury”, così viene annunciata domenica 1 aprile 2012, la scoperta di una piccola luna orbitante intorno al pianeta Mercurio. Caduceo, nome provvisorio proposto per la mini-luna, ha un diametro di soli 70 metri ed orbita a circa 14300 Km dalla superficie di Mercurio.

La scoperta è avvenuta il giorno precedente ad opera della sonda americana Messenger, la prima sonda in orbita al pianeta Mercurio.

Immagine acquisita il 31 marzo 2012, con la camera a largo campo (WAC) del sistema a doppia ripresa (MDIS), da una distanza di 16200 Km con una definizione di 410 metri per pixel. Copland, il grosso cratere visibile al centro dell'immagine misura circa 210 Km di diametro.

Immagine acquisita il 31 marzo 2012, con la camera a largo campo (WAC) del sistema a doppia ripresa (MDIS), da una distanza di 16200 Km con una definizione di 410 metri per pixel. Copland, il grosso cratere visibile al centro dell’immagine misura circa 210 Km di diametro.

Corpi di queste dimensioni sfiorano regolarmente la Terra, al punto da ipotizzare che la Terra stessa possa catturarne periodicamente qualcuno (vedi articolo “Simulations Show Mini-Moons Orbiting Earth” http://lunarscience.nasa.gov/articles/simulations-show-mini-moons-orbiting-earth/ )

Fino ad oggi però, nessuno aveva ancora proposto di farne schiantare uno volutamente sulla Terra! Il Team della missione Messenger, invece, pare non voglia farsi scappare questa geniale operazione, anche a costo di sacrificare la sonda stessa. Il progetto prevede infatti di dirigere la sonda direttamente contro Caduceo, al fine di strapparlo all’attrazione gravitazionale di Mercurio per metterlo in rotta di collisione con la Terra, con l’intento di farlo impattare tra i ghiacci antartici.

Se tutto va bene Caduceo sarà fatto schiantare sulla Terra per il 2014.

La motivazione principale è rappresentata dall’importanza di disporre di campioni del sistema mercuriano al fine di poter meglio identificare i meteoriti che cadono sulla Terra. Caduceo potrebbe rappresentare un grosso campione di Mercurio relativamente facile da portare sulla Terra.

Personalmente, non capisco come possano essere già così certi che Caduceo sia fatto dello stesso materiale di cui è composto Mercurio; per quanto si sa, potrebbe benissimo essere uno dei tantissimi mini asteroidi che circolano per il sistema solare, semplicemente catturato ma originato chissà dove.

Inoltre, trovo molto difficile pensare che si possa avere la precisione necessaria per poter stabilire l’esatto punto di impatto sulla Terra con un singolo impatto del Messenger contro Caduceo a più di 100 milioni di chilometri da noi!

Se per errore, al posto di cadere in Antartide, cadesse proprio a Pasadena?

Vedi Mooning Mercury http://messenger.jhuapl.edu/gallery/sciencePhotos/image.php?page=1&gallery_id=2&image_id=811