Sono miope da quando ero adolescente, una condizione che rende sfocata la realtà sensibile e fa perdere dettaglio ai contorni degli oggetti.

Oggi questa condizione è talmente comune da essere considerata una lieve anomalia. Basta una montatura con lenti correttive e si torna a vedere bene.
Se si sopportano le lenti a contatto il risultato è ancora più vicino alla normalità.
In ogni caso si tratta di una condizione con cui si deve convivere, un danno che ci allontana dalla perfezione necessaria nella società dei superumani di cui tutti facciamo parte.

Nel corso degli anni non mi sono mai risparmiato nell’uso della vista, sempre alle prese con la lettura prima e con i monitor dei computer poi. Per impegnare ulteriormente i bulbi oculari già deboli e “imperfetti” ho pensato bene di sperimentare circuiti stampati e microelettronica. Tutto piccolo, tutto da mettere a fuoco.
Naturalmente il difetto è aumentato, fino a rendere davvero alieno il mondo senza lenti. La riflessione che voglio proporvi sta tutta in questa semplice ma rilevante scoperta.

Col passare degli anni mi sono accorto che la vita sfocata non è poi così male. Se si smette di aguzzare la vista nel tentativo di avere una scansione dei contorni, se ci si lascia andare nella nuova condizione e si rilassano i rimanenti sensi, il risultato può essere sorprendente.
Ci si trasforma da miopi occhialuti in autentici supereroi, con un potere innato, quello di sfocare la realtà. Già, un nuovo punto di vista che fa perdere i dettagli ma restituisce una visione quasi subacquea del mondo e della vita circostante.
Ci sono molte situazioni in cui il superpotere della sfocatura ci viene in aiuto. Per esempio dal barbiere, quando ti guardi allo specchio e non sai mai quale miracolo avverrà sulla tua testa, fino a quando inforchi gli occhiali; l’effetto sorpresa è fantastico. Oppure quando ti svegli di notte per andare in bagno, senza curarti di accendere la luce, tanto non servirebbe a nulla; ti muovi come Daredevil tra i misteri dell’oscurità e alla fine ritorni a letto soddisfatto.

Ma la sfocatura è anche un metodo per abbellire la realtà, una metafora di come possiamo ritagliarci un paesaggio incantato se solo ne abbiamo voglia. Tutto ciò che vediamo è il risultato di una percezione molto personale in cui le luci diventano stelle o nebulose planetarie, i contorni assumono la forma di sfumature graduali che si confondono con lo sfondo, il nostro stesso viso riflesso nello specchio diventa una sagoma benevola in cui nessuna ruga e nessuna imperfezione può darci pensiero.

Come ogni condizione umana, anche un difetto della vista diviene occasione per trovare dimensioni alternative. Perché non sempre il dettaglio delle nostre esistenze ci restituisce immagini piacevoli. E ci vuole coraggio per accettare la perfezione.

Una vita sfocata